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Rifiuti speciali: ambito sanitario

Da un paio di decenni a questa parte la gestione dei rifiuti è diventata una vera e propria necessità determinata dall’emergenza scaturita dalla mancata attenzione di chi ci ha preceduti nel tempo.
Esistono infatti i cosiddetti ‘’rifiuti speciali’’, i quali contengono, in sé, numerose sotto categorie che comprendono anche elementi quotidianamente utilizzati. 
Infatti nel caso in cui abbiate la necessità di smaltire dei rifiuti speciali vi basterà rivolgervi ad agenzie come Nieco.

La legge fondamentale sulla gestione dei rifiuti è il decreto legislativo del 05/02/1997, comunemente conosciuto come ‘’Decreto Ronchi’’ e che riguarda tutti i rifiuti pericolosi. Ad essa si affianca infatti il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 26/06/2000 che disciplina, con le successive modifiche, la gestione dei rifiuti provenienti da strutture sia pubbliche che private dal punto di vista sanitario.

Cosa prevede la normativa

La normativa comprende l’istituzione di corsi di formazione professionale per il personale qualificato che viene informato relativamente alla raccolta differenziata, l’approvvigionamento di farmaci, di reagenti ed alimenti andati a male, di prodotti pericolosi e l’utilizzo di tecnologie di trattamento per i rifiuti sanitari.
 Sono considerati rifiuti sanitari tutti quelli provenienti da strutture pubbliche e private che svolgono attività quali la ricerca, la diagnosi, la cura, la riabilitazione o attività riguardanti l’ambito veterinario.
In sintesi tutte quelle strutture che svolgono i servizi previsti dalle ASL.

Classificazione dei rifiuti sanitari

Esistono quattro tipologie di rifiuti sanitari:
• Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo e non
• Rifiuti sanitari non pericolosi
• Rifiuti sanitari che necessitano particolari sistemi di gestione.

Il primo tipo riguarda quei rifiuti che provengono da ambienti in isolamento infettivo con considerevole rischio di trasmissione di infezioni o da luoghi in cui hanno soggiornato pazienti con malattie infettive; ad essi inoltre appartengono tutti i rifiuti contaminati da sangue visibile o altri liquidi corporei provenienti da pazienti con malattie che possono essere trasmesse attraverso le secrezioni.
 Ai rifiuti non a rischio infettivo appartengono quelli provenienti dai laboratori di analisi e hanno a che fare con materiali come solventi, amianto, batterie, oli e simili.

I rifiuti non pericolosi sono tutti quelli assimilabili al normale vivere comune come pasti non provenienti da reparti infettivi, carta, plastica, assorbenti e così via; tuttavia anche questi richiedono un’apposita autorizzazione regionale.
Infine i rifiuti che richiedono sistemi di gestione specifici sono i farmaci scaduti o inutilizzabili, animali o cavie, stupefacenti o ancora organi e parti del corpo non più riconoscibili.